Articoli, documenti, riflessioni di Paolo e Clown Pasticca, su attività clowncare, missioni, l'amore per il cicloturismo, la nostra vita e il mondo attorno.
La reciprocità che include anche noi
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Ogni volta che mi accingo a
partecipare ad un evento, ad una iniziativa o un progetto come questo, mi
domando perché, se sarò all'altezza, se avrò le capacità e le energie per fare
cose utili e positive; qualche volta se vale la pena alzarsi, stare fuori tutto
il giorno, rinunciare ad altro.
Il timore di non sentirsi
all'altezza è anche un modo per "entrare col piede giusto" nelle
situazioni, senza la velleità di spaccare il mondo di avere chissà quale formula
magica e benefica garantita, ma resta il fatto che la partenza è sempre
circondata da nebbie.
Tutti i dubbi spariscono quando
inizi a interagire con questi bambini, i ragazzi, le loro famiglie. Le
situazioni difficili vengono sovrastate dai sorrisi, gli abbracci, la scoperta
di una abilità che attraverso il gioco, la musica e l'empatia che si sviluppa.
Non è retorica dire che riceviamo
molto più di quello che diamo: veniamo ripagati in abbracci e sorrisi e non
manca mai la consapevolezza che uno sforzo che facciamo è infinitesimo rispetto
a quello quotidiano dei familiari, fratelli e sorelle compresi. Grazie ai fratelli
sperimentiamo e incontriamo la vera inclusione, la sua fatica e la sua potenza,
la sua necessità.
La nostra benzina è la reciprocità, l’appoggio
e la collaborazione di persone e amici con il naso rosso nel cuore che assieme
a te decidono di condividere queste esperienze, il loro abbraccio che si
affianca a quello dei ragazzi e dei familiari, le loro "invenzioni",
la loro capacità che ti permettono di superare momenti di difficoltà e la
fatica che a volte ti prende.
Poi c'è l'occhio attento di chi ti
permette di "cogliere gli attimi" di vedere e “fotografare” quello
che tu non puoi vedere, di ricordare e prendere ulteriore energia da quel
ricordo e, perché no, anche di testimoniare agli altri.
Tutto questo diventa un "vento
sottile" che ti accompagna, ti sospinge, ti accarezza e ti aiuta ad andare
avanti.
Video e ricordi del 25° Raduno nazionale delle famiglie Cri du Chat
Alcune immagini e riflessioni dei clown di Gaza dalla interruzione della tregua unilaterale da parte del governo israeliano, la distruzione delle case, ospedali, scuole, gli spostamenti forzati verso il centro, verso il mare, verso il sud, il ritorno al nord e poi nuovamente verso il sud. Il tutto mentre ad Aloosh era nato il secondo figlio proprio un mese dopo il 7 ottobre. La vita nelle tende, la piccola maschera del naso rosso messa sopra la propria sofferenza e stanchezza per strappare un momento di spensieratezza e dei sorrisi ai bambini gazawi. A Aloosh, Maroosh e tutti gli altri amici clown di Gaza che avevamo incontrato e con cui avevamo lavorato a Gaza e che resistono spargendo sorrisi sopra il dolore e la distruzione. Attivate i sottotitoli per ascoltare la traduzione automatica dei momenti parlati in arabo. Attivate i sottotitoli per la traduzione automatica بعض الصور والتأملات من مهرّج غزة بعد انتهاك الحكومة الإسرائيلية للهدنة أحادية الجانب، وتدمير المنازل والمستشفيات والمد...
Estratto dell’intervento di don Alessandro Santoro al convegno che si è tenuto a Palazzo Vecchio, nella sala Firenze Capitale il 6 giugno 2025 : “ Medioriente senza armi nucleari ”, con la partecipazione di Emanuela Bavazzano, Oliver Turquet, Marco Caldiroli, Giorgio Ferrari, Flavio Del Santo. Intanto vi dico che il mio sarà un intervento molto ‘a pelle’, non ho preparato niente di particolare se non cercare di passare dentro la testa alcune questioni che mi stavano un po' a cuore. Provo un attimo a cercare di inquadrare tutto quello che per me dovrebbe essere la pace: mi sono domandato di come noi ci sentiamo rispetto a questa situazione che troviamo nel mondo e a come poter riuscire a sconfiggere questo senso di impotenza e debolezza, che a volte perlomeno io provo, rispetto a quello che il mondo ci propone. Parto leggendo una cosa che ho ritrovato in alcune trasmissioni radiofoniche che faceva Ernesto Balducci dove lui racconta che l'uomo non è ancora un...
Handala con il naso rosso Handala , il bambino che non cresce , fermo all’età dell’esilio, con i piedi nudi nella polvere in cerca del futuro. Si è voltato perché noi guardavamo altrove, per il tradimento stesso dei fratelli arabi. Resta con lo sguardo verso i corpi sotto le macerie, i soprusi dei coloni, le sofferenze e le morti dei bambini. Ma le mani dietro la schiena non sono una resa, sono radici, che cercano la speranza nei terreni più aride e inospitali. Sono il gesto antico del sumud , di fermezza che urla muta, resistenza che non interrompe il suo cammino. Un nodo silente per unire ciò che vorrebbero spezzare. Handala porta il nome amaro del frutto che morde la lingua e non chiede di essere addolcito. Come la vita a Gaza , come le notti senza elettricità, come l’infanzia interrotta, come i silenzi di fronte al genocidio Ma Handala crescerà se non gli volteremo le spalle se sapremo unirci contro l’ingiustizia e la sopraffazione. Allora ...
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